L'idea che uccide

Anno 
2018
Pagine 
108
ISBN 
9788832035032
ISSN 
2283-5164

Disponibile in

 
1 Inizio 2 Completo

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Comitato scientifico internazionale 

Anna Dolfi (Univ. di Firenze) Monica Jansen (Univ. di Utrecht)
Mara Santi (Univ. di Gand) Silvio Alovisio (Univ. di Torino)
Alfredo Cottignoli (Univ. di Bologna) Giorgio Longo (Univ. di Lille 3)
Enzo Neppi (Univ. di Grenoble 3) Fulvio Orsitto (California State Univ., Chico)
Vittorio Roda (Univ. di Bologna) Luigi Surdich (Univ. di Genova)
Bart Van den Bossche (Univ. di Leuven) Nunzio Zago (Univ. di Catania, Ragusa)
Antonio Zollino (Univ. Cattolica di Milano) Rodolfo Zucco (Univ. di Udine)

L'idea che uccide

I romanzieri dell'anarchia tra fascino e sgomento

Lo spettro dell’anarchia turba, tra Otto e Novecento, il borghese europeo e tanto più gli scrittori, indecisi tra fascinazione e avversione. L’idea che uccide esplora, lungo una rete di percorsi intrecciati, una varietà di trame e personaggi romanzeschi nei quali riversarono la loro ambivalente curiosità per il mondo anarchico scrittori come De Roberto e Oriani, Valera e De Amicis, Cena e Bacchelli, Turgenev e Dostoevskij, Zola e Bourget, Tolstoj e Léon Bloy, Conrad e Orwell, Pea e Vittorini, assieme a numerosi altri (di cui alcuni poco noti come Leda Rafanelli, o ignoti come Antonio Agresti), fino a Savinio e Sciascia, a Gianna Manzini e a Maurizio Maggiani. Emerge dalle loro pagine una ricca galleria di figure e situazioni, dalle quali ogni scrittore – anche quando appare intimorito – è segretamente stregato, affascinato dal miraggio di un paradiso in terra o di una catastrofe giustiziera, di un evangelo laico o di una praticabile utopia.

L'autore 

Antonio Di Grado è professore ordinario di Letteratura italiana nell’università di Catania e direttore letterario della Fondazione Leonardo Sciascia. Ha vagabondato nei secoli della storia letteraria, pubblicando numerosi saggi e volumi: ultimi, Un cruciverba italo-franco-belga: Sciascia-Bernanos-Simenon (2014), Anarchia come romanzo e come fede (2015), Vittorini a cavallo (2016). Di lui Claude Ambroise scrisse, nel terzo volume delle Opere di Sciascia edite da Bompiani: «Di Grado riprende una tradizione di critici scrittori. Egli riassorbe nella scrittura il suo rapporto con il testo, con la tradizione letteraria, con la critica, ripercorrendoli liberamente in vari sensi. Si tratta di un discorso di autentica critica, fatto per essere letto nella sua autonomia e integrità di “testo”; e tuttavia di testo che costantemente rimanda a un’opera».

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